Categoria: user experience

Nero 2014 e l’assillante “comprami comprami comprami”

Ho da fare una confessione che getterà discredito sulla mia immagine: detengo una copia regolarmente acquistata di Nero 2012 Platinum. E non è tutto: è il risultato di una serie di aggiornamenti regolarmente acquistati, da un Nero 7 OEM a un Nero 9 a un Nero 11 per giungere fino al 2012.

E’ quindi normale che Nero proponga a un utente affezionato l’upgrade alla versione 2014, proponendo sconti vantaggiosi. Date delle mail promozionali e importo (per la versione Platinum) a seguire:

19/09/2013: 49,99 € “Il nuovo Nero 2014 Platinum è ora disponibile!”

23/09/2013: 49,99 € “Ultima occasione per essere i primi a scoprire Nero 2014 Platinum”

27/09/2013: 49,99 € “La vita è più semplice con Nero 2014 Platinum”

04/10/2013: 49,99 € “Speciale Oktoberfest con Nero! Prendi il nuovo Nero 2014 Platinum!”

11/10/2013: 49,99 € “5 ottimi motivi per acquistare Nero 2014 Platinum + un regalo per VOI”

18/10/2013: 49,99 € “Ultima occasione per ricevere un regalo con Nero 2014 Platinum”

25/10/2013: 49,99 € “Nero 2014 Platinum: tutto ciò di cui avete bisogno – Approfittatene ora!”

30/10/2013: 49,99 € “Una dolce sorpresa solo per Halloween – Sconto su Nero 2014 Platinum”

15/11/2013: 49,99 € “3 suggerimenti per ottenere l’home theatre più avanzato: eseguite l’upgrade a Nero 2014 Platinum!”

22/11/2013: 34,99 € “La speciale settimana di Nero è arrivata – Prendi Nero 2014 Platinum ora”

29/11/2013: 34,99 € “Uno sconto ECCEZIONALE su Nero 2014 Platinum in questo speciale venerdì di Nero”

13/12/2013: 49,99 € “Nero ha tanti regali per te! Prendilo adesso!”

20/12/2013: 49,99 € “Nero ha tanti regali per te oltre ad uno sconto aggiuntivo!”

27/12/2013: 49,99 € “Non perdere il nostro incredibile pacchetto di regali! Prendilo adesso!”

03/01/2014: 39,99 € “Solo per 72 ore: Approfitta del nostro incredibile pacchetto di regali con uno sconto aggiuntivo!”

10/01/2014: 49,99 € “Effettua ora l’upgrade e masterizza dischi con video di alta qualità con Nero 2014 Platinum”

17/01/2014: 42,99 € “Oggi doppio risparmio: Sconto del 14% per l’upgrade”

24/01/2014: 49,99 € “Eseguite l’upgrade a Nero 2014 Platinum oggi stesso e riordinate la vostra libreria fotografica”

30/01/2014: 34,99 € “Tutte le funzionalità Nero + uno sconto eccezionale”

Insomma una media di una mail a settimana da settembre, tutto sommato al di sotto del limite dello stalking. Alcune mail includono offerte aggiuntive (software o servizi inclusi nel prezzo).

Quando un utente non fa un aggiornamento del tuo software i motivi possono essere vari:

  1. E’ contento della versione che ha. Ed è il motivo per cui oggigiorno non si fa quasi più il “prodotto perfetto” che soddisfi veramente l’utente.
  2. Non gli piace più il tuo prodotto. E lì avrai un bel daffare a convincerlo che la nuova versione è meglio della precedente, auguri.
  3. Ha avuto esperienze negative dei tuoi aggiornamenti precedenti.

Per me si applicano i casi 1 e 3. Nero 2012 fa tutto quello che mi serve, così come Nero 2010 faceva *quasi* tutto quello che mi serviva, mentre Nero 2011 aveva smesso di fare tutto quello che mi serviva. Uno dei programmi che usavo più spesso era Nero Recode, per comprimere i miei video con bitstream elevato in qualche formato più addomesticabile per il web, pistolando con codec e impostazioni. Bene, semplicemente nella versione 2011 hanno deciso di togliere la funzionalità.

In seguito ho deciso di fare l’aggiornamento a Nero 2012 dopo essermi accertato che il problema fosse stato risolto, ma potrebbe essere l’ultimo aggiornamento che avrò acquistato per un bel po’ di tempo. E mi sono disiscritto da quella newsletter alquanto imbarazzante.

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Astuzie anticopia del nuovo millennio: Photoshop CS5

Se masterizzate su disco ottico il programma di installazione della versione scaricabile di Photoshop CS5 (regolarmente acquistata), e lo lanciate da lì, dopo avervi chiesto il seriale e l’ID Adobe l’installazione si impunta a chiedervi di inserire “il dvd di Photoshop CS5”.

Soluzione: copiate di nuovo il programma di installazione su disco fisso e lanciatelo da lì.

Alle Poste Italiane importa tantissimo dei nostri reclami

Infatti questa è la rassicurante pagina che mi conferma che è stato inoltrato correttamente.

riepilogo di un reclamo su poste.it

Il risultato di un reclamo online su poste.it. Mi pare compilato bene, no?

Talvolta becco invece questa pagina meno rassicurante, ma ugualmente accattivante:

TiStiamoIgnorandoException

TiStiamoIgnorandoException

E’ strano, ultimamente non ho avuto particolari problemi con poste.it se non nelle pagine di richiesta informazioni e quella dei reclami. Sarà perché nessuno le ha mai usate (poiché va sempre tutto bene) e non se ne sono accorti. Sicuramente.

Poi che coincidenza, la stessa cosa mi è successa con l’apertura di segnalazioni alla Wind: arrivavo alla fine della procedura e andava in errore. Fortuna che ho preso l’abitudine di tenermi una copia dell’intero form, così quando succede posso riprovarci quante volte voglio.

Tre soluzioni a tre problemi di tag ID3

Con la possibilità di caricare la propria libreria musicale su Google Listen (fino a 20000 brani) sarà sicuramente sorta a molti (di coloro che avevano ignorato con convinzione l’arrivo di iTunes) la necessità di sistemarne i tag ID3, visto che sono L’UNICO sistema utilizzabile per organizzare la propria musica, e modificarli una volta caricati è impossibile. Assumo di tanto in tanto l’utilizzo di windows, ma voi siete liberi di segnalarmi alternative per altre piattaforme.

Problema 1: Ho qualche file mp3/ogg/ecc. con il nome file contenente autore e titolo, ma che non contengono tag ID3 o sono tutti sballati.

Il metodo più comodo ed efficente che ho trovato finora è l’auto-tag di winamp (è un plugin, “Nullsoft Auto-Tagger”; se non lo trovate installatelo). Aprite il file con winamp, visualizzatene le informazioni (ALT+3), cliccate il tastone auto-tag. Se volete taggare file multipli: metteteli in playlist, selezionateli, e dal menu contestuale scegliete Invia a: Auto-Tag. A questo punto winamp interrogherà il database di Gracenote (dovete essere connessi ad internet) e vi darà la sua modesta opinione su quali dovrebbero essere i metadati del file, con il grado di relativa sicumera sicurezza. Controllate sempre che non abbia scambiato il vostro gruppo preferito di musica folk emiliana in un gruppo death metal del Perù.

Problema 2: Ho un bel po’ di file mp3/ogg/ecc. divisi in cartelle per autori e album ma i nomi di file e cartelle sono imprecisi, e i tag ID3 sono di qualità altalenante. Winamp non sa che pesci pigliare.

Ho scoperto da poco e sono diventato immediatamente fan di MusicBrainz Picard. 10 anni fa andava per la maggiore cddb.com (poi diventato il già citato Gracenote e nel frattempo rimpiazzato da alternative libere quali freedb.org), il cui funzionamento, mascherato da diversi software che automatizzavano il tutto, era semplice: l’identificativo univoco del cd era ricercato nel database online; se veniva trovato, i tag id3 del vostro cd venivano popolati in base a quanto presente lì; se non veniva trovato, avevate la possibilità di compilarli voi e inviarli al database in modo che nessun altro dovesse farlo.

Purtroppo questi servizi non facevano alcun controllo su quello che veniva loro inviato dagli utenti, e i pur altruisti utenti che compilavano l’elenco dei brani dei cd da loro rippati non di rado erano accurati come un chirurgo con la sega elettrica. Il progetto MusicBrainz mira a creare un database attendibile e corretto, non solo degli album ma di tutte le loro varie edizioni nei vari paesi del mondo, in cui ogni utente deve guadagnarsi la fiducia del sistema prima di poter inserire il piffero che vuole. I risultati non sono malvagi, anche se forse c’è un eccesso di costrizioni.

MusicBrainz Picard è un software che si appoggia al database di MusicBrainz per sistemare i vostri tag ID3 senza necessariamente ripartire dal CD originale, permettendo di:

  • Confrontare i tag ID3 dei vostri file  con quelli contenuti nel database online, e “indovinare” in base al grado di corrispondenza a quale album (e a quale versione dell’album) appartengono i brani e quindi quali sono i tag che dovrebbero avere; è consigliabile fare questa operazione cartella per cartella (assumendo che abbiate gli album suddivisi in cartelle)
  • Salvare nei file audio i tag ID3 corretti recuperati online
  • Rinominare file e cartelle in base a un pattern a voi gradito partendo dai tag (indipendentemente dal fatto che siano stati recuperati online o immessi da voi)

Problema 3: Ho una marea di file mp3 con nomi e tag ID3 tutti sballati, e vorrei darli in pasto all’auto-tagger o a MusicBrainz impostandogli almeno l’autore o l’album corretto.

I software per la modifica batch dei tag ID3 abbondano, e per windows il primo risultato restituito da Google va già benissimo: MP3Tag.

Problema bonus: Ho una raccolta di ore e ore di musica classica a cui vorrei sistemare i tag.

Riscopri la tua fede e datti alla preghiera. E’ l’unico modo.

Problemi negli acquisti notturni con carta Mastercard del conto Bancopostaclick

Non so se sia una cosa normale delle carte di debito Mastercard, o se sia normale per tutte le carte Bancoposta, ma se vi capita di fare acquisti intorno alle due di notte con la carta di debito Mastercard del conto Bancopostaclick potrebbe accadere che la carta vi venga rifiutata.

La cosa è seccante se state facendo acquisti online, ma perlomeno potete evitare di farli a quell’ora; molto più seccante è se qualche addebito automatico viene fatto (magari regolarmente) a quell’ora, o se siete negli Stati Uniti e state provando a pagare una cena al ristorante (ma non so cosa succederebbe in questo caso).

Su alcuni negozi online far accettare nuovamente una carta che sapete essere sicuramente valida può essere un calvario, perciò state attenti.

Update: mi dicono che il problema si presenta anche con la postepay. Succede con altre banche?

Adobe Lightroom: “Impossibile contattare il servizio Web Flickr. Controllate la connessione Internet.”

In inglese il messaggio è “Could not contact the Flickr web service.”. Tra le numerose (lecite e correlate) cause per cui questo può succedere mentre pubblicate qualcosa su Flickr usando il relativo plugin di Lightroom, la più originale, strana e a rischio di far tirar giù i santi di tutte è: avete messo un a-capo nella descrizione (o in un altro metadato) della foto. Una volta era possibile (sicuramente qualche settimana fa e con Lightroom 4), oggi sembra che crei problemi (non mi è chiaro se dovuti a Flickr o a Lightroom 4.1). Togliete gli a-capo e l’errore sparirà.

How Mat Honan’s digital life got hacked (badly)

From his thorough and shocking report:

Since he already had the e-mail, all he needed was my billing address and the last four digits of my credit card number to have Apple’s tech support issue him the keys to my account.

So how did he get this vital information? He began with the easy one. He got the billing address by doing a whois search on my personal web domain. If someone doesn’t have a domain, you can also look up his or her information on Spokeo, WhitePages, and PeopleSmart.

Getting a credit card number is tricker, but it also relies on taking advantage of a company’s back-end systems. Phobia says that a partner performed this part of the hack, but described the technique to us, which we were able to verify via our own tech support phone calls. It’s remarkably easy — so easy that Wired was able to duplicate the exploit twice in minutes.

First you call Amazon and tell them you are the account holder, and want to add a credit card number to the account. All you need is the name on the account, an associated e-mail address, and the billing address. Amazon then allows you to input a new credit card. (Wired used a bogus credit card number from a website that generates fake card numbers that conform with the industry’s published self-check algorithm.) Then you hang up.

Next you call back, and tell Amazon that you’ve lost access to your account. Upon providing a name, billing address, and the new credit card number you gave the company on the prior call, Amazon will allow you to add a new e-mail address to the account. From here, you go to the Amazon website, and send a password reset to the new e-mail account. This allows you to see all the credit cards on file for the account — not the complete numbers, just the last four digits. But, as we know, Apple only needs those last four digits. We asked Amazon to comment on its security policy, but didn’t have anything to share by press time.

And it’s also worth noting that one wouldn’t have to call Amazon to pull this off. Your pizza guy could do the same thing, for example. If you have an AppleID, every time you call Pizza Hut, you’ve giving the 16-year-old on the other end of the line all he needs to take over your entire digital life.

Acquisti su Facebook pagando con paypal, non ricevi il prodotto, apri una contestazione su paypal, nessuno ti considera, ti ridanno i soldi… Dopodiché…

Ti sloggano da Facebook e quando rifai il login:

Informazioni sulle contestazioni relative ai crediti Facebook

Con questo messaggio intendiamo comunicarti che alcuni addebiti sul tuo account Facebook sono stati oggetto di contestazioni.

Se non hai sollevato tali contestazioni ti invitiamo a contattare il tuo organismo finanziario o chiunque condivida la tua fonte di finanziamento per chiedere maggiori informazioni.

In futuro, ti invitiamo a metterti prima in contatto con noi per qualsiasi domanda o problema relativo agli acquisti su Facebook: a tale scopo, visita il Centro assistenza di Facebook all’indirizzo seguente:https://www.facebook.com/help/?page=271530469565859. Un rappresentante di Facebook sarà lieto di aiutarti a risolvere il problema e approvare eventuali rimborsi, ove appropriato. Facebook gestisce tutte le contestazioni e le richieste valutandole caso per caso.

Nessuna limitazione è stata applicata al tuo account in seguito a tali contestazioni, tuttavia, se dovessimo ricevere ulteriori contestazioni, potremmo adottare misure quali bloccare i tuoi pagamenti su Facebook in maniera definitiva, per proteggere Facebook e la nostra comunità di sviluppatori da contestazioni ripetute. Per qualsiasi domanda relativa a questa e-mail, ti invitiamo a visitare la sezione dedicata alle contestazioni del nostro Centro assistenza all’indirizzo https://www.facebook.com/help/?page=227193600629058.

Il nostro obiettivo è migliorare la tua esperienza con i crediti Facebook, pertanto la tua opinione è importante. Per aiutarci a rispondere alle tue domande, compila il questionario alla pagina successiva.

Grazie per la collaborazione.

Il team di Facebook per la gestione delle attività a rischio

La storia

Volevo leggere alcuni articoli del numero 285 di The Games Machine, rivista di videogiochi che leggevo assiduamente anni fa. L’opzione cartacea era più costosa sia in termini di denaro che in termini di smaltimento (non ho più posto per cose di carta che escono tutti i mesi), così ho approfittato dell’opzione Facebook, dove è possibile pagare meno di 1 euro ogni numero della rivista. Dunque faccio l’acquisto pagando con paypal (è un pagamento per acquistare i Facebook Credits necessari per acquistare la rivista), cerco di arrivare alla pagina della rivista che mi interessa leggere, e invece mi viene nuovamente chiesto se la voglio acquistare. Prova che ti riprova, non c’è verso: ho pagato per qualcosa che non ho ottenuto.

Avendo perso interesse a risolvere il problema, mi sono illuso pensando che se Facebook fa una cosa (=permette i pagamenti paypal) allora vuol dire che è in grado di gestirla, così ho deciso di aprire una contestazione su paypal. Non è che volessi i soldi indietro (78 centesimi!), ma pensavo che ci avessero pensato: qualcuno prima o poi avrebbe aperto una contestazione paypal. Avrei dovuto capirlo quando ho visto che la mail di pagamento non era quella dello sviluppatore dell’applicazione, ma paypal-charges@support.facebook.com. Quindi sì, qualche sistema per veicolare i pagamenti paypal l’hanno messo su, ma se qualcuno fa qualcosa di appena diverso apriti cielo.

La contestazione è stata da me compilata con amore  e dovizia di particolari. Potevano mandarmi una risposta automatica “ti preghiamo di chiudere questa contestazione e aprirla su Facebook dalla pagina Impostazioni di pagamento, che là riusciamo a gestirla”, ma anche “no, col cavolo, non hai modo di dimostrare che non hai ricevuto il bene digitale, ti attacchi”. E invece niente, il silenzio più assoluto. A un certo punto paypal mi chiede “senti, ma il tuo problema l’hai risolto? Se sì, chiudiamo la pratica; se no, convertila in un reclamo”. Be’, io l’ho convertita in un reclamo ovviamente: magari come reclamo mi avrebbero dato retta. E invece no, il silenzio è proseguito. Finché sono scaduti i termini e mi hanno ridato i 78 centesimi.

Da tutto ciò ho tratto degli insegnamenti: è meglio che lasci passare molto tempo (e diversi cicli di rodaggio da parte di ulteriori milioni di persone) prima di riprovare a fare acquisti via Facebook; non devo dare per scontato che chi macina milioni di dollari nel ramo dell’informatica sia necessariamente più furbo di me che vivo un po’ più terra-terra; forse sono finiti i tempi in cui le impostazioni su Facebook erano distribuite con la cura e attenzione di un mitragliatore gatling, giacché adesso sembrano effettivamente posizionate con più raziocinio.

Il Sugru (altrimenti detto “Il pongo dei grandi”) su Olympus E-PL3 e Acer Liquid

La Olympus E-PL3 è una fotocamera piena di pregi nel settore delle mirrorless: molto compatta, autofocus fulmineo e preciso, compressione jpeg non eccezionale ma qualità raw degna di nota.

Chi però decide di rimanere ancorato alla propria Olympus E-PL1, ignorando sia la quasi identica ma meno charmante Olympus E-PL2 che la decisamente migliorata E-PL3, ha in genere una argomentazione inoppugnabile: non si sa come piffero impugnarla, la PL3; perché capiamo che si voleva tenerla piccola, ma la sua maneggevolezza è la stessa di una lastra di alluminio zigrinato.

Intendiamoci, in qualche modo la si riesce a tenere con una certa sicurezza, magari sforzando le dita della mano destra un po’ più del necessario; tuttavia non ci si sente mai del tutto tranquilli durante il suo utilizzo, specie in ambiti vertiginosi come può essere questo. Mi direte: nella confezione non c’era il laccio per il collo? Sì, c’era, ma è scomodo, manda a farsi benedire la tascabilità della fotocamera e se volete girare video incrementa terribilmente i (già rilevanti) rumoracci che finiscono nell’audio.

Constatato che non riuscivo a separarmi del tutto dalla grandiosa impugnabilità della E-PL1, avevo due scelte: procurarmi un fascinoso grip per la PL3 prodotto da gente seria (tipo questi), rischiando il patatrac quando si fosse logorato il collante, o farmene uno io con il sugru che mi era giustappunto arrivato a casa.

Vi prevengo: l’aspetto estetico della fotocamera in tal maniera è collassato da “un po’ squadrata ma elegante” a “mio dio vomito”. Purtroppo il sugru nero non è proprio proprio nero, è quel grigetto lì; è palesemente plastica che contrasta con la finezza del metallo nero zigrinato; e non c’è verso, la linea originaria vedeva le impugnature come sabbia negli occhi, e mettercene una non fa che tradirla in modo indecoroso.

Constatato il palese peggioramento estetico della fotocamera, il miglioramento funzionale è altrettanto palese una volta provato a tenerla in mano: niente più crampi alle dita anche per sessioni fotografiche moderatamente lunghe o nell’utilizzo di obiettivi un po’ fuori misura, massima sicurezza col minimo sforzo muscolare.

Il sugru è un materiale venduto in bustine sigillate dalla consistenza e modellabilità simile al pongo, ma che nell’arco di 24 ore dal momento in cui è esposto all’aria diventa tenacemente rigido, e ciò che all’inizio era solo un pur potente potere adesivo diventa un vero e proprio potere incollante. La sensazione di solidità che dà la (brutta) impugnatura che ho modellato sulla mia fotocamera è paragonabile a quella di un’impugnatura uscita così di fabbrica.

Nella foto potete notare una texture applicata all’impugnatura: una volta modellatala come mi sembrava si adeguasse bene alle mie dita, mi sono guardato intorno alla ricerca di qualcosa che creasse ruvidezza, per migliorare ulteriormente la presa, e ho trovato l’anello di gomma di un vecchio obiettivo c-mount che già mi è servito da cavia per diversi esperimenti impronunciabili.

Su sugru.com si possono trovare molti spunti sull’utilizzo del prodotto, su cosa usare come texture, su quanta gente pazza c’è al mondo. Una volta che uno strumento del genere entra nella vostra vita non immaginate quante cose comincino a sembrare improvvisamente migliorabili.

Se non ci credete, ho un altro esempio. Mi sono sempre lamentato della forma idiota dell’Acer Liquid (un telefono Android con un bello schermo ma un pessimo touchscreen e pochissima ram): i bordi arrotondati lo rendevano “saponettoso”, mi sgusciava via o cadeva direttamente in testa quando lo usavo per leggere ebook a letto. Quando ho avuto modo di rivederlo (lo uso come secondo telefono) dopo l’avvento del sugru ho ovviamente pensato che tutto questo poteva essere sistemato.

Un cambiamento come dalla notte al giorno.

Note:

-la Olympus E-PL3 ha altri difetti oltre alla mancanza dell’impugnatura di cui non era questa la sede per parlare, ma questa è l’unica regressione che ho percepito davvero rispetto alla E-PL1.

-l’Acer Liquid A1 è un vecchio telefono che ho rivoltato come un calzino più volte, ed è fuori mercato da 6 mesi dopo la sua commercializzazione, quindi non mi sono fatto problemi a torturarlo crudelmente.

-pare che il sugru si possa rimuovere, facendo il grosso con un taglierino e rifinendo con un panno e un po’ di pazienza. Il taglierino è vostro amico anche durante la “lavorazione”, per quanto richieda comunque molta manualità riuscire a ottenere righe dritte e forme non tondeggiantemente plasticose.